Inspire vs Dabiq. La web propaganda jih@dista nella totale impunità e immunità diplomatica

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@l-Qaeda vs Isl@mic State. Inspire & Dabiq:immunità diplomatica?
Anche se inizialmente l’embrione dell’attuale califfato nasce da una costola di Al-Qaeda negli anni successivi la morte di Osama, ben presto gli obiettivi e le strategie dei due gruppi nel contendersi l’egemonia jihadista nell’area della mezzaluna fertile entreranno in forte contrasto. Spingendo le due organizzazioni e i rispettivi leader prima a disconoscersi, in seguito ad adottare tecniche molto differenti e ad ottenere il maggior numero di seguaci possibile.
Una delle peculiarità di Isis rispetto ad Al Qaeda risiede nella maggiore esperienza militare da parte dei vertici, la maggior parte ex ufficiali dell’esercito di Saddam Hussein. Oltre ad una importante affiliazione di numerosi membri provenienti dal’Europa con skills professionali di altissimo profilo. E non solo militare. Alcuni centri di produzione cinematografica europea sono alla base della realizzazione e dell’editing dei filmati pubblicati on line delle esecuzioni di ostaggi o prigionieri, a partire dalla morte di James Foley, che ha dato il via alla strategia mediatica del terrore del califfato. Vittorie militari con soldati a cavallo che impugnano lance con infilate le pagine del Corano come ai tempi delle vittorie del primo Califfato, utopie secolari legate al periodo della golden age e della parusia di un reale Califfo, riprese aeree effettuate da droni o azioni militari tramite web cam e go-pro installate sui miliziani in combattimento, musiche trionfali, una grafica assolutamente accattivante che richiama i migliori spot pubblicitari americani, denotano un’importante imitazione sia dei videogiochi più conosciuti sul mercato mondiale come Call of Duty, ma anche dei video realizzati dai Marines e dalla Marina Americana per il loro reclutamento nelle università statunitensi.
Attivissimi sono anche gli hacker del califfato. Nel gennaio 2015 sono stati violati gli account Twitter e You Tube dello United States Central Command (Centcom) a Tampa, quartier generale della coalizione guidata dagli Usa che sta combattendo, con raid aerei e operazioni sul campo, l’Isis in Siria e in Iraq. Gli altri comandi strategici Usa per aree geografiche sono l’USEcom (per l’Europa) e l’USAfricom (Africa).
“Mentre voi e i vostri satelliti uccidete i nostri fratelli in Siria, Iraq e Afghanistan noi abbiamo fatto irruzione nelle vostre reti e nei vostri dispositivi personali e sappiamo ogni cosa di voi”.
Prima della sospensione tra i tweet erano apparsi messaggi come “Attenzione soldati americani stiamo arrivando, siamo nei vostri computer, guardatevi le spalle” o “Vi conosciamo e conosciamo le vostre mogli e i vostri bambini”. Gli hacker hanno pubblicato nei diversi tweet alcuni documenti militari interni del ministero della Difesa, numeri di telefono e indirizzi di diversi ufficiali. Al posto della scritta Centcom era apparso il nome “Cybercaliphate”, su una foto di un militante jihadista con la kefia bianca e nera che gli nasconde il volto e la scritta “I love you Isis”. E sono stati twittati anche presunti piani militari Usa in Cina e Corea del Nord, definiti “scenari”, con tanto di cartine, accompagnate dalla scritta: “Network del Pentagono hackerato”.
Che i miliziani del “califfo Ibrahim” dirigano ormai le loro strategie sul web è confermato anche dai ricercatori di Intel Crawler, studio di cyber intelligence con sede in California. Il gruppo ha rilevato un sensibile
incremento nell’uso di strumenti di cyber spionaggio, botnet e malware in Iraq, e in particolare a Baghdad, Erbil, Bassora e Mosul. “In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso, il cyber califfato continua il cyber jihad”. Al di là dell’impatto reale dell’operazione, poco rilevante secondo il Pentagono e la Casa Bianca, quello che viene evidenziato è il modello generale di questa nuova frontiera jihadista. L’orizzonte di una “cyber guerra”. Con un obiettivo primario: sabotare i sistemi informatici dei servizi segreti occidentali e rubare le necessarie informazioni. Lo strumento individuato è un virus Trojan inserito in un software keylogger, ossia un programma che rimane in esecuzione riuscendo a captare ogni tasto che viene digitato sulla tastiera (e non solo) e trasmette le informazioni a un computer remoto.
Mentre Al Qaeda, a causa anche della differenza di età e di “curriculum” fra Al Zawahiri e Al Baghadi utilizza certamente il web come sistema di propaganda e selezione dei potenziali jihadisti, ma gestisce ancora molti campi di addestramento territoriali nei quali accogliere i nuovi affiliati, dovuto anche al fatto che la sua espansione nel sud est asiatico e nell’area del golfo e dell’Asia minore permette ancora sia l’occultamento geografico dei campi nonostante le riprese satellitari, sia l’appoggio dei governi più o meno interessati ad una rinascita del potere politico e militare dell’Islam radicale. Il web ha inoltre permesso di raggiungere tutta quella fascia di donne che ancora per retaggi culturali fondamentalisti non hanno mai potuto accedere alla cosiddetta vita sociale islamica. Le “muslim brides” hanno raggiunto un numero estremamente significativo, ragazze e adolescenti da ogni parte del mondo che, proprio leggendo sia Dabiq sia Inspire hanno ritrovato un proprio orgoglio personale, non più soltanto relegate al ruolo di madri o mogli dedite alla casa e alla sottomissione al marito, ma come finalmente “spose dei martiri”, che secondo la martiriologia dei predicatori più estremisti permetterebbe loro in ogni caso di essere partecipi in forma attiva al jihad mondiale lanciato sia da Isis che da Al Qaeda. Oppure ricoprire il ruolo loro stesse di reclutatrici di donne, sicuramente più esperte nel riconoscere la frustrazione femminile delle ragazze che si mettono in contatto con i siti di riferimento e il bisogno di rivalsa personale. Aqsa Mahmood è una specie di web leggenda nel mondo radicale. Una ragazza all’apparenza normalissima che ha deciso di lasciare la sua vita da teenager scozzese per sposare la causa deviata di Allah. Partendo per la Siria e trasmettendo attraverso Twitter e Tumblr la sua esperienza a tutte le sue coetanee in Scozia e nel resto del mondo web.
Prospettando loro la romantica visione della donna emancipata e con un ruolo fondamentale per l’Islam.
Interessante, se fosse un altro contesto, nell’uscita di Inspire Winter 1431 del 2010, la sezione “Destroying building”, a pag. 39. Dopo vari articoli apologetici dell’11/9, o se sia meglio la vittoria o il martirio, o ancora sul tradimento dei sauditi nella non applicazione della shari’a, ci sono tutta una serie di consigli su come distruggere un palazzo. A volte mi sembra tutto così anacronistico. Come fosse veramente la versione on line di un giornale sportivo o di moda. Si parte dal consiglio di affittare un appartamento al piano terra ma nell’angolo dell’edificio. Poi acquistare delle bombole di gas, ma non quello per cucina perché ha un forte odore. Piuttosto idrogeno o acetilene, molto usato dai saldatori. Poi aprire tutte le porte dell’appartamento, in maniera che il gas si espanda bene. La proporzione per una buona esplosione è 1 parte di gas e 9 di aria. Però non bisogna acquistare bombole in grande quantità per non destare sospetti. Magari immagazzinarle in garage e portarle dentro poco alla volta. E tutto è pronto. L’importante è aver letto il numero precedente di Inspire dove si spiegava molto bene come
fare una piccola bomba ad orologeria con un semplice orologio da parete. E il gioco è fatto. May Allah assist you.
Nelle pagine successive come montare e smontare un AK47…
Mentre per chi volesse cimentarsi con le auto bomba, nell’uscita 12, 1435, primavera 2014, viene dettagliatamente illustrato passo dopo passo come costruirne una. Questo il necessario:
• Cooking Gas Cylinders (6 or more)
• Oxygen Gas Cylinder (full)
• Barometer (suiting the Cooking Gas Cylinder)
• Connecting nut and pipe
• 6 Decoration lamps
• Match
• Epoxy
• Tissue
• Battery (12v or more)
• Wire

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