The library of Zeal, l’indottrinamento dei bambini su cellulare

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L’ultima innovazione in fatto di pedagogia relativa ai bambini da parte di Isis è la creazione del protocollo per cellulari Android realizzato appositamente dalla software house del califfato.
Si chiama The library of Zeal, e consiste in una app che viene scaricata in un semplice telefono cellulare, regalato a tutti i bambini nelle mani del califfato in ogni parte del mondo. O anche solamente come distribuzione ad altri bambini in situazioni di abbandono famigliare e di completa indifferenza delle istituzioni locali. Un investimento di poche migliaia di dollari con una potenzialità infinita. Questa applicazione è nata per insegnare ai bambini l’alfabeto arabo, come succede qui da noi per l’italiano. Solamente che a ogni lettera dell’alfabeto corrisponde un simbolo jihadista, in maniera che i bambini crescano associando una lettera ad un simbolo specifico, una mina, un AK 47, un proiettile, un altro bambino che indossa una cintura esplosiva e così via. E nella modalità più avanzata alcuni brevi cartoni animati molto più esaustivi. E dal momento che già dall’età di due anni un bambino può iniziare ad imparare a leggere, si evince quanto possa essere letale una pratica come questa.
Una tecnica che non bisogna dimenticare, sta venendo adottata praticamente in tutto il mondo. Un report del 2010 della fondazione Simon Wiesenthal Center for Tolerance ha pubblicato un cd rom legato alle strategie utilizzate per la propaganda del terrore verso i minori. Basato su una analisi di 11.500 blog sui social network, chat, forum, twitter post, che utilizzano un linguaggio razziale o di discriminazione legate alla superiorità dell’Islam su tutto il resto del mondo. Utilizzando una tecnologia legata al sistema binario e laser per la realizzazione dei portali, in maniera da renderli quasi completamente inattaccabili dall’esterno. Arrivando fino a un bambino di sei anni figlio di una famiglia americana del Colorado, affidato ad una baby sitter che scappata in Europa per unirsi ad una cellula jihadista aveva talmente indottrinato il bimbo da ridurlo, dopo l’allerta della famiglia per il suo comportamento e averlo affidato alle cure di una pedagogista a uno stato definito hate-filled Islamic fundamentalist zombie

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